Gomme e Karting parte1

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Gomme e Karting parte1

Messaggio Da Ospite il Mer Lug 09, 2008 8:13 pm

Uno dei componenti più importanti per le prestazioni globali del kart è per l'appunto quello delle gromme, la cui azzeccata (e a volte fortunosa) scelta può dare la vittoria a pilota e team, è forse il meno noto al grande pubblico sotto l'aspetto tecnologico e costruttivo.


In tutti gli sport motoristici il ruolo delle gomme è determinante e, ad alto livello, sembrano racchiudere la differenza di pochi decimi, se non centesimi, tra i primi della classe. Nel karting l'azione è ancora più marcata a causa dei particolari regolamenti, nettamente distinti per numero di pneumatici a disposizione in gare internazionali, per i modelli imposti in quelle nazionali, nonché per la particolare impostazione tecnica del kart, privo di differenziale e allo stesso tempo alla strenua ricerca di un'impronta a terra che spari via dalle curve nella fase d'accelerazione.
Consideriamo inoltre ché i pneumatici per il karting, sempre per norma ufficiale, non possono avere struttura radiale.


COMPONENTI DELLA MESCOLA
Per meglio spiegare il processo produttivo, ci siamo recati alla Vega (alla quale si riferiscono le foto), il maggior costruttore italiano di gomme per kart, dotato di macchinari modernissimi e di una tecnologia all'avanguardia, che nulla ha da invidiare ai costruttori impegnati nell'automobilismo e nel motociclismo.
Il servizio segue fedelmente il ciclo produttivo, dai componenti di base al prodotto finito.
La costruzione d'un pneumatico si può considerare, solo come inizio, composta di due fasi: realizzazione della parte gommosa, la mescola del battistrada e dei fianchi, e costruzione della struttura di base, un vero e proprio "telaio" gommato, che li supporta.
La parte gommosa del pneumatico, sia il battistrada a contatto con il terreno sia il materiale destinato ai fianchi, che quello per le tele, è una miscela, una mescola appunto, di tre componenti principali:
gomma, plastificanti e nerofumo. Le percentuali sono approssimativamente del 30% ognuna, ma il valore preciso dipende dai tipo di mescola che si vuole ottenere e nessun costruttore dichiarerà mai la percentuale precisa. E' un po' come i segreti dei cuochi, ma non è indispensabile per capire il processo. Il restante 10% circa è fatto di minerali, come la silice e altri prodotti leganti.
La gomma naturale è un idrocarburo, un composto di atomi di idrogeno e di carbonio, proprio come il petrolio e i suoi derivati. La composizione molecolare, vale a dire il numero e la disposizione degli atomi che formano la molecola, differisce per ogni idrocarburo.
La gomma naturale è formata da lunghe catene (polimero, naturale in questo caso) di migliaia di molecole di isoprene, un idrocarburo insaturo, la cui struttura molecolare è in fig. 1 detto anche metilbutadiene.


Fig.1
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La Formula della gomma naturale. Prima della freccia una molecola di isoprene contata n volte. Dopo la fraccia si vede che le molecole si legano tra loro in seguito all'apertura di un legame doppio, nella parte bassa, che diventa singolo (da H2C=C a -CH2-C)
Un idrocarburo si dice insaturo quando la sua molecola presenta uno o più legami doppi o tripli tra atomi di carbonio. La definizione è dovuta al numero di atomi di idrogeno inferiore, a parità di atomi di carbonio, rispetto ad uno saturo, proprio perché due o tre legami, per esempio di una coppia di atomi di carbonio s'impegnano tra loro invece che con un idrogeno ciascuno.
La gomma naturale (a volte detta anche cruda naturale o caucciù) si ricava da alberi ad alto fusto delle foreste tropicali, come l'Hevea brasiliensis. Dal Dichopsisgutta s'ottiene invece la guttaperca, una gomma naturale con polimerizzazione dell'isoprene un poco differente ed è adatta ad altri prodotti, come i cavi sottomarini.
La gomma naturale proveniente dall'Africa centrale è reputata di qualità superiore rispetto a quella dell'America Latina. Molto apprezzata anche la gomma dei grandi arcipelaghi asiatici.
La gomma sintetica, indicata con il nome tecnico di elastomero sintetico, è un polimero artificiale, s'ottiene tramite processi e reazioni chimici. Per la fabbricazione di pneumatici si uniscono il butadiene (circa 77%) e lo stirene (22%) a formare la gomma SBR in fig 2;


Fig.2
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Le gomme sintetiche, SBR dopo la freccia, sono date dall'unione di idrocarburi insaturi, stirene e butadiene. Anche in questo caso si può notare l'apertura di alcuni legami doppi per consentire la polimerizzazione, vale a dire le formazione di una lunga catena di molecole.
Il prodotto è denominato anche con l'accoppiata dei nomi dei due componenti, noti anche come copolimeri, proprio perché partecipano con una semplice unione alla struttura finale. L'esagono con un cerchio interno rappresenta sinteticamente 6 atomi di carbonio che occupano i vertici di un esagono, a ciascuno dei quali sono legati 6 di idrogeno.
In laboratorio è riproducibile anche la struttura della gomma naturale isoprene; osservare che per entrambi i tipi la molecola base è il butadiene.
Nella fig 3 si vedono i due tipi di gomma; quella nera è sintetica, la rossiccia è invece naturale. La gomma viene tagliata in pezzi di misura calibrata.
Il nero fumo, o nero di carbone, è una polvere ottenuta per combustione parziale di alcuni idrocarburi e arriva in fabbrica contenuta in sacchi di varia grandezza.
I plastificanti sono composti chimici derivati dal petrolio, in sostanza degli oli pesanti, con la funzione principale di amalgamare i componenti.


Fig.3
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A confronto la gomma sintetica (nera) con quella naturale.

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